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Assertività: la consapevolezza dei propri obiettivi

Tutti i giorni abbiamo a che fare con varie persone ed ognuna ha il suo modo di relazionarsi agli altri. E’ importante conoscere le possibili modalità di relazione per poter scegliere quella più adeguata alla situazione in cui ci troviamo ed a chi abbiamo davanti. Interagire efficacemente con le persone è un’abilità che semplifica la vita. 

L’assertività si contrappone a passività e aggressività. La contrapposizione non sta tanto nella forma del comportamento, che in alcune circostanze potrebbe apparentemente coincidere. La vera distinzione sta nella consapevolezza che la persona ha del comportamento che mette in atto.

Il comportamento assertivo non provoca in se stessi e negli altri insicurezza, sensi di colpa e ansia ma fiducia in sé e autostima. Permette di raggiungere i propri obiettivi, fare scelte autonome, esprimersi adeguatamente senza prevaricare gli altri. Rispetta la propria e altrui dignità.

Il comportamento passivo crea in se stessi frustrazione, colpa e ansia. Non porta al raggiungimento dei propri obiettivi. Spesso favorisce inibizione e isolamento. Porta a subire le decisioni altrui e talvolta a essere manipolati dagli altri. Offre agli altri la possibilità di violare i diritti di chi lo assume.

Il comportamento aggressivo può provocare in se stessi senso di colpa per l’esplosione esagerata in risposta alla situazione vissuta, ma anche rancore verso gli altri. Tende a umiliare l’interlocutore per raggiungere i propri scopi violando la dignità dell’altro.

Accade spesso che persone tendenzialmente passive lascino accumulare frustrazione fino a esplodere con aggressività, si sentano poi in colpa per la loro reazione e per questo si costringano nuovamente ad essere passive. In pratica rimbalzano da un estremo all’altro senza rendersi conto di cosa sia realmente accaduto, come se funzionassero secondo un meccanismo automatico.

La persona con un comportamento assertivo invece legge la situazione, individua l’obiettivo che vuole raggiungere in essa e sceglie gli strumenti verbali e non verbali per arrivarci.

Può dunque accadere che la persona assertiva decida di avere un comportamento apparentemente passivo. Per esempio se il mio datore di lavoro si lamenta per come ho fotocopiato un documento e il mio obiettivo è non assumermi una colpa non mia, gli farò presente che il documento mi è stato dato sbagliato. Se invece voglio difendere la persona responsabile dell’errore, perchè ha già sbagliato varie volte e rischierebbe il licenziamento, probabilmente gli direi “le chiedo scusa, non era mia intenzione, se vuole lo ristampo”. Quest’ultimo comportamento è apparentemente passivo, ma in realtà è funzionale al mio obiettivo di evitare guai al collega (componente cognitiva) e nella giusta scelta di toni e postura (componente non verbale) e di parole (componente verbale) rispetta sia me che il mio interlocutore.

Quindi, il primo passo per capire come relazionarsi in modo efficace è individuare l’obiettivo che abbiamo verso la situazione che ci stiamo apprestando a vivere o stiamo già vivendo. Questo di per sé esclude che vengano messi in atto automatismi cognitivi e comportamentali controproducenti. In seguito proprio in base all’obiettivo scelto verranno selezionati gli strumenti (verbali e non verbali) adatti per raggiungerlo.

Un ultimo appunto: mentre l’aspetto verbale e non verbale possono essere osservati, quello cognitivo no. Non è un qualcosa che cambia in base alla situazione e da esso dipendono le nostre azioni. Nel momento in cui decido quale obiettivo ho circa una data situazione chiamo in causa l’idea che ho di me e gli altri, i miei valori, la mia capacità di risolvere i problemi. La persona assertiva ha un bagaglio cognitivo libero da idee irrazionali cioè inutili e nocive, ha buona autostima e capacità di problem solving.

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